In breve: Con la fine della stagione estiva molte ordinanze regionali anticaldo sono ormai scadute, ma la valutazione del rischio da stress termico resta un obbligo strutturale: il punto sugli strumenti utili alle imprese in vista della prossima stagione.
L’aumento delle temperature nei mesi estivi ha imposto alle aziende una gestione sempre più attenta del rischio da stress termico. Il datore di lavoro è chiamato a valutare le condizioni effettive in cui si svolge l’attività e ad adottare misure adeguate a tutelare la salute dei lavoratori, conciliando sicurezza e continuità operativa: un presidio che, sebbene con intensità diversa, resta dovuto anche fuori dai mesi più caldi, ogni volta che le condizioni di lavoro lo richiedano.
Particolare attenzione era stata riservata alle lavorazioni svolte all’aperto e alle attività fisicamente impegnative. Diverse Regioni avevano adottato ordinanze che vietavano il lavoro nelle ore più calde della giornata quando le mappe Worklimate segnalavano un livello di rischio «alto»; la maggior parte di esse è scaduta con la fine dell’estate. Le disposizioni non sono mai state uniformi sull’intero territorio nazionale: ambito di applicazione, settori coinvolti, durata e condizioni dello stop andavano verificati caso per caso, ed è opportuno mantenere lo stesso approccio ogni volta che le temperature tornino ad allontanarsi dalla norma stagionale.
La valutazione del rischio non si esaurisce nella temperatura
Le previsioni pubblicate sulla piattaforma Worklimate sono uno strumento di supporto, ma devono essere integrate con la valutazione delle condizioni concretamente presenti sul luogo di lavoro. Tra gli elementi da considerare rientrano:
- l’esposizione diretta al sole e alla radiazione solare;
- il livello di attività fisica richiesto;
- l’umidità e la ventilazione;
- l’utilizzo di indumenti da lavoro e dispositivi di protezione;
- la disponibilità di acqua e aree ombreggiate o climatizzate;
- le condizioni individuali che possono rendere alcuni lavoratori maggiormente vulnerabili.
In base agli esiti della valutazione, può rendersi necessario rimodulare gli orari, programmare pause più frequenti, alternare le mansioni, sospendere temporaneamente le attività più esposte e rafforzare l’informazione dei lavoratori.
Integrazione salariale in caso di caldo eccessivo
Quando le temperature elevate rendono impossibile o pericolosa la prosecuzione delle attività, in presenza dei relativi presupposti è possibile ricorrere agli strumenti di integrazione salariale. L’INPS considera generalmente rilevanti temperature superiori a 35°C, ma può tenere conto anche della temperatura percepita, della tipologia di lavorazione e delle condizioni concrete in cui l’attività viene svolta. Sono previste modalità di accesso specifiche anche quando la sospensione deriva da un’ordinanza della pubblica autorità.
Le verifiche utili per le aziende
Una corretta gestione del rischio richiede un presidio costante, non limitato ai mesi più caldi. È quindi opportuno:
- verificare periodicamente le ordinanze e le disposizioni applicabili nel territorio;
- consultare le previsioni Worklimate, tenendo conto dei limiti propri dei modelli previsionali;
- aggiornare la valutazione dei rischi e le procedure aziendali sulla base dell’esperienza maturata;
- individuare preventivamente le misure organizzative da attivare;
- informare lavoratori, preposti e responsabili della sicurezza;
- documentare le verifiche e gli interventi adottati, anche a fini di eventuale contenzioso.
Il report Worklimate relativo al periodo 25.05–26.07.2026 è consultabile a questo indirizzo (verificarne eventuali edizioni più recenti): https://www.worklimate.it/wp-content/uploads/2026/07/Report-25.05-26.07_compressed.pdf
Per una valutazione del rischio da stress termico e delle relative procedure di sicurezza, è possibile contattare lo Studio SaF Legal.

